sabato 25 giugno 2011
Risparmi dall' Eolico
Che sottolinea come, alla luce del disastro di Fukushima e del trend di crescita dei prezzi dei combustibili fossili, l'energia eolica giochi un ruolo sempre più significativo all'interno del mix energetico.
Secondo l'EWEA, ad esempio, entro il 2015, la crescita dell'eolico farà risparmiare 23,7 miliardi di euro di costi di carburanti, così ripartiti: 15,1 miliardi di carbone, 6,4 miliardi di gas e 1,7 miliardi di petrolio.
Dilatando lo scenario al 2020, il risparmio sui costi sale addirittura a 87 miliardi: 46 di carbone, 27 di gas, 10 di petrolio e 4 di biomasse.
L'EWEA basa queste stime su una crescita moderata dell'eolico, con 460 GW di potenza eolica complessivamente installata entro il 2015.
Il ritmo di crescita dell'energia dal vento ha fatto finora segnare i seguenti valori: 60 GW nel 2005, 120 GW nel 2008 e 200 GW nel 2010.
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mercoledì 22 giugno 2011
Parco eolico
italia | ambiente e territorio | analisi
Villacidro è il capoluogo della minuscola provincia del Medio Campidano, in Sardegna. E' il capoluogo più povero d'Italia. Approfittando di questa povertà, si sta progettando l'apertura di un mega parco eolico nella zona industriale comrpesa tra Villacidro e San Gavino (paese distante 10 km). La nuova amministrazione di centro-sinistra, che quando stava all'opposizione si era dichiarata contraria, adesso che è al governo appare più possibilista. Tutta si sta facendo in silenzio, senza che i cittadini vengano informati in alcun modo. Lunica controinformazione la si fa sul web, dove molti cittadini villacidresi intervengono per esprimere il loro sdegno di fronte a quello che appare come il solito furto colonialista (le aziende interessate al parco sono guarda caso aziende del Nord Italia). Proponiamo la lettura di questo interessante articolo:
http://www.villacidro.info/2011/06/i-numeri-dell%E2%80%99eolico-una-scomoda-verita/
Partecipare alla conferenza di servizio del 6 Giugno a S.Gavino tenuta dalla Medio Campidano Eolica è stato a tratti umiliante e offensivo"
I tecnici incaricati dalla società sembravano i primi conquistatori europei che in terra americana incantavano gli aborigeni locali con specchietti e perline di vetro. I portavoce dell'impresa ci mostravano campi agricoli desolati, canali di bonifica infestati dalle erbacce, raccontavano, mentendo, dei binari ferroviari della zona industriale come di opere private non impiegate da anni e costruite a solo scopo speculativo. Si proponevano di ripristinare qualche canale di bonifica della cui manutenzione dovrebbe invece occuparsi l'apposito consorzio al quale tutti i proprietari terrieri già pagano annualmente le bollette. Facevano capire, senza dirlo a chiare lettere, che col parco eolico tutto sarebbe cambiato in meglio.
Non una simulazione grafica sul risultato estetico del parco è stata mostrata, col chiaro intento di nascondere l'effetto finale dell'opera che la società si vuole apprestare a realizzare.
Sconcertante è stato l'accanimento dei proprietari terrieri in difesa dell'osso che temevano gli venisse scippato; per non parlare della difesa strenua al progetto da parte degli amministratori del comune di S.Gavino, che con la scusa della crisi e della povertà, dei terreni agricoli oramai devastati e senza valore, giustificavano le concessioni. Solo l'intervento del rappresentante regionale, che ha specificato che l'autorizzazione al parco passa proprio attraverso il dato economico, ci ha consentito di scoprire quanto valgono quegli aerogeneratori da 3MW, alti fino a 170 metri all'apice della pala. È stato allora evidente la ragione del tentativo di occultare o manipolare i dati.
Questi i numeri per ogni aerogeneratore:
l'installazione di un aerogeneratore da 3MW, comprese le infrastrutture costa tra i 3 e i 4,5 milioni di euro;
il ricavo tra certificati verdi è incentivi è di circa 1.000.000 di euro all'anno, ovvero l'opera si ripaga in quattro, cinque anni e il contratto di fornitura dura 30 anni;
al proprietario terriero vanno 6000 euro all'anno, cioè lo 0,6% del ricavato;
l'amministrazione comunale percepisce un massimo del 3% sul ricavato, ovvero un massimo di 30.000 euro all'anno;
Lo smantellamento di questi giganti alla scadenza dei 30 anni è garantito da una fidejussione bancaria che, come la miniera di Furtei insegna, non è garanzia di alcunché. Non è prevista poi la demolizione della piattaforma di cemento, il che significa che 127 blocchi di diverse decine di metri cubi ciascuno rimarranno perennemente interrati nel suolo.
La Sardegna già produce energia elettrica in eccesso. Tre cavidotti della potenza complessiva di circa 1300MW la collegano alla penisola per smaltire l'eccesso elettrico prodotto in loco. Nel 2009 la Sardegna ha prodotto oltre 13.150 GWH di corrente a fronte di un consumo di 11.809 GWH.
Se prendiamo in considerazione tutte le richieste di nuove installazioni che inondano le amministrazioni comunali, si capisce come la nostra regione sia diventata una sorta di terra di conquista. E nel resto dell'Italia i numeri dicono che la potenza installata è superiore ai 100 GW, cioè di gran lunga maggiore di quella richiesta. Dalla relazione annuale pubblicata dal sito della Terna, riportiamo: "..nel luglio 2010 si è per ora raggiunto provvisoriamente un massimo pari a 56,425 GW." e ancora "..per la copertura del carico massimo nel 2020 si stima adeguato un fabbisogno di generazione disponibile di circa 90 GW."
In altre parole, l'Italia è autonoma dal punto di vista del fabbisogno sia in termini di potenza installata che di energia producibile nel corso dell'anno. Il black out del 2007 non si dovette alla poca potenza disponibile quanto all'inadeguatezza della rete elettrica italiana. L'Italia acquista energia elettrica dall'estero perché le conviene in quanto le centrali nucleari da cui attinge devono produrre a ritmo constante mentre le termoelettriche possono essere modulate. Quindi di notte, quando i consumi elettrici calano, paesi come la Francia sono costretti a cedere energia a prezzi irrisori. L'Italia può a questo punto ridurre la produzione nazionale e rifornirsi dall'estero a tariffe vantaggiose.
Ne risulta che l'installazione degli impianti di produzione di energia alternativa non ha lo scopo di sostituire gradualmente quelli a combustibili fossili. Infatti non esiste un piano energetico sia nazionale che regionale che lo preveda. Succede quindi che buona parte dell'energia prodotta da fonti energetiche alternative viene immessa inutilmente in rete a solo scopo lucrativo. E da un articolo pubblicato su Il Messaggero del 10.11.2010 a opera di Nino Cirillo, risulta che nel solo 2008 il Governo italiano ha sborsato 1.230 milioni in certificati verdi, pagati grazie all'addizionale sulla bolletta, e che la metà di questa somma è stata spesa per rimborsare un "eccesso di offerta". E ancora, sempre nel solo 2008 i sussidi erogati sono stati pari a 2,3 miliardi di euro.
Per concludere, ben vengano gli impianti di produzione di energia da fonti alternative, ma la cui realizzazione ricada all'interno di validi piani energetici nazionali, regionali e provinciali, che individuino le reali esigenze elettriche nazionali e le previsioni di consumo future; realizzino una mappa delle produzioni e dei consumi affinché le fonti di produzione siano dislocate quanto più possibile vicine a quelle utilizzo; prevedano un intervento serio di razionalizzazione dei consumi e un piano di razionalizzazione delle rete elettrica nazionale, per evitare perdite nel trasporto elettrico e disfunzioni o black out come quello del 2007; ricorrano alla differenziazione della produzione elettrica attraverso fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico e biomasse; agevolino la microproduzione in loco e la costruzione di reti intelligenti per la loro gestione a livello cittadino; incentivino l'efficienza energetica negli edifici, nelle industrie e nei trasporti; avviino la graduale sostituzione delle centrali a combustibile fossile con quelle a energia alternativa.
Ricordiamo che in Sardegna ci sono tre centrali termoelettriche e per nessuna è previsto un ridimensionamento o sostituzione: Macchiareddu che grazie alla voce "derivati" sfrutta gli incentivi per bruciare scarti di lavorazione del petrolio per cui dovrebbe pagare ingenti costi di smaltimento, Portovesme, per la quale da oltre un decennio si sta portando avanti un progetto di potenziamento dell'impianto per bruciare il carbone sardo e Portotorres. L'eolico in Sardegna può rappresentare una fonte di risanamento e rilancio economico oltreché sociale, in quanto i benefici economici derivanti dalla produzione energetica possono essere reinvestiti per favorire il recupero delle attività economiche tradizionali, il finanziamento delle scuole e della ricerca, il recupero ambientale del territorio.
Il vento, come il sole, l'acqua e l'aria non possono essere oggetto di speculazione privata. La gestione delle risorse va regolamentata e, soprattutto, va fatta secondo una logica di sfruttamento razionale e rispetto ambientale. L'evoluzione tecnologica e la crescita economica devono servire ad alleggerire il carico di lavoro a favore di una maggiore disponibilità di tempo libero per l'individuo e le sue attività sociali. La qualità della vita intesa come tempo libero da dedicare a se stessi e agli altri, le garanzie sociali rappresentate dai diritti al lavoro, alla sanità, all'istruzione e alla cultura, il senso civico e la coesione sociale devono rappresentare le nostre priorità.
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