domenica 21 agosto 2011
LETTERA APERTA A TUTTI I COLLEGHI GIORNALISTI ITALIANI
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domenica 10 luglio 2011
Il Titanic-Italia verso la tempesta perfetta
Una menzione speciale va perciò al premier Silvio Berlusconi, che proprio oggi ha visto riconoscere da una sentenza civile di appello, ciò che tutti sapevano, ma che quasi tutti facevano finta di non vedere.
Lo straordinario imprenditore che dal niente è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta deve buona parte delle sue fortune alle tangenti. E se adesso si riparla di quelle versate dall'avvocato Cesare Previti ai giudici di Roma in modo che il suo cliente e amico potesse impadronirsi della Mondadori, scippandola a Carlo De Benedetti, bisogna ricordare che l'elenco delle mazzette Fininvest è ben più corposo.
Ci sono quelle allungate dall'ex manager e attuale parlamentare Salvatore Sciascia per addolcire gli accertamenti della Guardia di Finanza. Ci sono quelle, da molti miliardi di lire, bonificate estero su estero a Bettino Craxi. E c'è quella da 600.000 dollari intascata dal legale inglese David Mills per dire il falso e salvare Berlusconi dalle condanne penali.
Una lista impressionante (e incompleta) utile per comprendere ciò che è accaduto, e sta accadendo, all'Italia. Berlusconi, il leader del centrodestra che ora piange falsamente miseria e protesta assieme a quasi tutto il suo partito, ha selezionato una classe dirigente fatta a sua immagine e somiglianza. Un gruppo di figuri bravi soprattutto ad arricchirsi e spingere tutti gli altri (noi) verso il baratro.
Mentre il presidente del Consiglio viene condannato a sborsare mezzo miliardo di euro come risarcimento per la rapina perpetrata sulla Mondadori, nel suo governo e nella sua maggioranza siedono frotte di pregiudicati, di imputati, di prescritti e di ladri di varia specie. Venerdì il responsabile dell'Agricoltura, Saverio Romano, nominato ministro nonostante le indagini in corso, si è ritrovato imputato per fatti di mafia. Il giorno prima Marco Milanese, il braccio destro del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, aveva ( con poca sorpresa) scoperto di essere destinatario di una richiesta di arresto per tangenti e associazione per delinquere.
Tremonti, che gli aveva di fatto delegato il compito di tenere i rapporti con la Guardia di Finanza e quello di sovrintendere alle nomine nelle società partecipate dal Tesoro, lo aveva mantenuto al suo posto sebbene sapesse da sei mesi di cosa era accusato. Il fatto poi che il responsabile dell'Economia abitasse in una casa pagata da Milanese 8.500 euro al mese e che la sua portavoce fosse la compagna dello stesso Milanese, deve spingere a una riflessione: o Tremonti è un uomo poco intelligente incapace di scegliersi i collaboratori (e perciò non può continuare a fare il ministro) o ha qualcosa da nascondere.
Continuare a far finta che questo quadro – al quale vanno aggiunte le storie dei vari Fitto, Berruti e compagnia cantante – non c'entri con la rincorsa che il Paese sta facendo per raggiungere la Grecia, é da stupidi. Prendersela con i cosiddetti mercati, maledire gli speculatori, è da ipocriti.
In tempi di crisi economica la credibilità delle classi dirigenti è fondamentale. Sostenere che gente del genere possa mettere la faccia su una manovra economica in grado di rassicure gli investitori esteri e di ristabilire un po' di giustizia sociale in Italia, è da incoscienti.
Certo, inutile nasconderlo, anche guardando dall'altra parte, nelle fila della cosiddetta opposizione, spesso c'è poco da stare allegri. Quella che stiamo vivendo è una crisi di sistema. Del nostro sistema politico di cui Berlusconi è solo il piu visibile, ma non unico, campione.
La lettura dei giornali ci fa intuire come l'Italia sia a un passo dallo scoperchiare una nuova tangentopoli. Le varie fondazioni di cui si sono dotati molti sedicenti leader a partire dagli anni Novanta si stanno rivelando semplicemente degli schermi per tentare di nascondere, in maniera formalmente legale, finanziamenti di dubbia provenienza e, forse, vere e proprie tangenti. Lo insegnano sia il caso Pronzato, il responsabile dei trasporti aerei del Pd, che incassava denaro da imprenditori interessati a ottenere rotte dall'Enac, sia il caso Milanese.
Il parallelismo tra le due vicende è evidente. Chi, secondo l'accusa, pagava Pronzato versava anche soldi – con finanziamenti registrati, ma non pubblici – alla fondazione Italiani Europei che fa capo a Massimo D'Alema. Chi invece dava barche sottocosto a Milanese per ottenere nomine all'Enav foraggiava pure la Fondazione Casa delle Libertà.
Se si tiene conto che le fondazioni sono decine e decine e che in qualche caso alla testa di esse si trovano personaggi già condannati in Mani Pulite o coinvolti in altre indagini sulla pubblica amministrazione, ecco che il sospetto di trovarsi davanti a un metodo di sottogoverno diventa fortissimo. Anche perché i nomi dei finanziatori delle fondazioni vengono mantenuti riservati, invocando senza imbarazzo alcuno (lo ha fatto proprio D'Alema) le leggi sulla privacy.
E' il lato oscuro della Casta. E' il non detto di un'oligarchia inefficiente e costosa che a volte si palesa votando contro l'abolizione delle provincie (o astenendosi). E altre volte si mostra approvando leggi finanziarie che colpiscono solo i piccoli risparmiatori e rimandano di anni ogni riduzione dei costi della politica.
Imprecare, disperarsi, tentare di raggiungere in massa le scialuppe di salvataggio del Titanic-Italia, però non serve. La tempesta è brutta è vero. Ma fortunatamente non è ancora perfetta. Meglio che i passeggeri comincino a spiegare con calma a tutti che cosa sta accadendo. E che si organizzino per cambiare ciurma e comandante. Invertire la rotta ancora si può, lo dimostra quello che è successo a Napoli e Milano. Ma bisogna farlo in fretta. Prima che sia troppo tardi.
Di Peter Gomez | Il Fatto Quotidiano
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martedì 5 luglio 2011
La pecora sarda rischia l'estinzione?
Nonostante le proteste del Movimento Pastori Sardi condotto da Felice Floris, non si vedono dei cambiamenti all'orizzonte, anzi con la proposta della finanziaria di Tremonti si salvano gli allevatori delle quote latte amici di Umberto (padre della Trota).
Nel frattempo il prezzo del latte di pecora è fermo a 0,65 €/l e con gli aumenti che continuano ad arrivare sui vari fronti i nostri pastori sono costretti a svendere le greggi e chi ha qualche euro nel "porcellino in terracotta" del figlio può comprare un tipo di pecora chiamato "Assaf" incrocio tra una razza Israeliana e una Olandese che ha le capacità di poter produrre il triplo del latte, ma l'allarme arriva dal Dott. Pulina docente di zootecnica all'università di Sassari che si preoccupa non solo per il paesaggio e la biodiversità ma anche per le produzioni tipiche come il pecorino sardo che non si capirebbe più con quale latte verrebbe trasformato.
La continua macellazione sta cancellando intere greggi nelle colline dove "il Pastore" è l'unico guardiano di un territorio che la natura ci ha regalato.
Per cercare di risparmiare si sta cercando di lasciare spente le mungitrici elettriche assumendo giovani Rumeni o Moldavi che per pochi euro stanno sostituendo la manodopera locale che non resiste a vedere un sogno che diventa un incubo senza che le istituzioni facciano nulla per evitarlo!
Personalmente auguro ai nostri Pastori di resistere e di continuare nella lotta, i Sardi sono con Voi!
Alexander Scano
L'articolo originale da cui ho attinto nomi e dati è di Umberto Cocco di Sardegna24.net del 5/7/11
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sabato 25 giugno 2011
Risparmi dall' Eolico
Che sottolinea come, alla luce del disastro di Fukushima e del trend di crescita dei prezzi dei combustibili fossili, l'energia eolica giochi un ruolo sempre più significativo all'interno del mix energetico.
Secondo l'EWEA, ad esempio, entro il 2015, la crescita dell'eolico farà risparmiare 23,7 miliardi di euro di costi di carburanti, così ripartiti: 15,1 miliardi di carbone, 6,4 miliardi di gas e 1,7 miliardi di petrolio.
Dilatando lo scenario al 2020, il risparmio sui costi sale addirittura a 87 miliardi: 46 di carbone, 27 di gas, 10 di petrolio e 4 di biomasse.
L'EWEA basa queste stime su una crescita moderata dell'eolico, con 460 GW di potenza eolica complessivamente installata entro il 2015.
Il ritmo di crescita dell'energia dal vento ha fatto finora segnare i seguenti valori: 60 GW nel 2005, 120 GW nel 2008 e 200 GW nel 2010.
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mercoledì 22 giugno 2011
Parco eolico
italia | ambiente e territorio | analisi
Villacidro è il capoluogo della minuscola provincia del Medio Campidano, in Sardegna. E' il capoluogo più povero d'Italia. Approfittando di questa povertà, si sta progettando l'apertura di un mega parco eolico nella zona industriale comrpesa tra Villacidro e San Gavino (paese distante 10 km). La nuova amministrazione di centro-sinistra, che quando stava all'opposizione si era dichiarata contraria, adesso che è al governo appare più possibilista. Tutta si sta facendo in silenzio, senza che i cittadini vengano informati in alcun modo. Lunica controinformazione la si fa sul web, dove molti cittadini villacidresi intervengono per esprimere il loro sdegno di fronte a quello che appare come il solito furto colonialista (le aziende interessate al parco sono guarda caso aziende del Nord Italia). Proponiamo la lettura di questo interessante articolo:
http://www.villacidro.info/2011/06/i-numeri-dell%E2%80%99eolico-una-scomoda-verita/
Partecipare alla conferenza di servizio del 6 Giugno a S.Gavino tenuta dalla Medio Campidano Eolica è stato a tratti umiliante e offensivo"
I tecnici incaricati dalla società sembravano i primi conquistatori europei che in terra americana incantavano gli aborigeni locali con specchietti e perline di vetro. I portavoce dell'impresa ci mostravano campi agricoli desolati, canali di bonifica infestati dalle erbacce, raccontavano, mentendo, dei binari ferroviari della zona industriale come di opere private non impiegate da anni e costruite a solo scopo speculativo. Si proponevano di ripristinare qualche canale di bonifica della cui manutenzione dovrebbe invece occuparsi l'apposito consorzio al quale tutti i proprietari terrieri già pagano annualmente le bollette. Facevano capire, senza dirlo a chiare lettere, che col parco eolico tutto sarebbe cambiato in meglio.
Non una simulazione grafica sul risultato estetico del parco è stata mostrata, col chiaro intento di nascondere l'effetto finale dell'opera che la società si vuole apprestare a realizzare.
Sconcertante è stato l'accanimento dei proprietari terrieri in difesa dell'osso che temevano gli venisse scippato; per non parlare della difesa strenua al progetto da parte degli amministratori del comune di S.Gavino, che con la scusa della crisi e della povertà, dei terreni agricoli oramai devastati e senza valore, giustificavano le concessioni. Solo l'intervento del rappresentante regionale, che ha specificato che l'autorizzazione al parco passa proprio attraverso il dato economico, ci ha consentito di scoprire quanto valgono quegli aerogeneratori da 3MW, alti fino a 170 metri all'apice della pala. È stato allora evidente la ragione del tentativo di occultare o manipolare i dati.
Questi i numeri per ogni aerogeneratore:
l'installazione di un aerogeneratore da 3MW, comprese le infrastrutture costa tra i 3 e i 4,5 milioni di euro;
il ricavo tra certificati verdi è incentivi è di circa 1.000.000 di euro all'anno, ovvero l'opera si ripaga in quattro, cinque anni e il contratto di fornitura dura 30 anni;
al proprietario terriero vanno 6000 euro all'anno, cioè lo 0,6% del ricavato;
l'amministrazione comunale percepisce un massimo del 3% sul ricavato, ovvero un massimo di 30.000 euro all'anno;
Lo smantellamento di questi giganti alla scadenza dei 30 anni è garantito da una fidejussione bancaria che, come la miniera di Furtei insegna, non è garanzia di alcunché. Non è prevista poi la demolizione della piattaforma di cemento, il che significa che 127 blocchi di diverse decine di metri cubi ciascuno rimarranno perennemente interrati nel suolo.
La Sardegna già produce energia elettrica in eccesso. Tre cavidotti della potenza complessiva di circa 1300MW la collegano alla penisola per smaltire l'eccesso elettrico prodotto in loco. Nel 2009 la Sardegna ha prodotto oltre 13.150 GWH di corrente a fronte di un consumo di 11.809 GWH.
Se prendiamo in considerazione tutte le richieste di nuove installazioni che inondano le amministrazioni comunali, si capisce come la nostra regione sia diventata una sorta di terra di conquista. E nel resto dell'Italia i numeri dicono che la potenza installata è superiore ai 100 GW, cioè di gran lunga maggiore di quella richiesta. Dalla relazione annuale pubblicata dal sito della Terna, riportiamo: "..nel luglio 2010 si è per ora raggiunto provvisoriamente un massimo pari a 56,425 GW." e ancora "..per la copertura del carico massimo nel 2020 si stima adeguato un fabbisogno di generazione disponibile di circa 90 GW."
In altre parole, l'Italia è autonoma dal punto di vista del fabbisogno sia in termini di potenza installata che di energia producibile nel corso dell'anno. Il black out del 2007 non si dovette alla poca potenza disponibile quanto all'inadeguatezza della rete elettrica italiana. L'Italia acquista energia elettrica dall'estero perché le conviene in quanto le centrali nucleari da cui attinge devono produrre a ritmo constante mentre le termoelettriche possono essere modulate. Quindi di notte, quando i consumi elettrici calano, paesi come la Francia sono costretti a cedere energia a prezzi irrisori. L'Italia può a questo punto ridurre la produzione nazionale e rifornirsi dall'estero a tariffe vantaggiose.
Ne risulta che l'installazione degli impianti di produzione di energia alternativa non ha lo scopo di sostituire gradualmente quelli a combustibili fossili. Infatti non esiste un piano energetico sia nazionale che regionale che lo preveda. Succede quindi che buona parte dell'energia prodotta da fonti energetiche alternative viene immessa inutilmente in rete a solo scopo lucrativo. E da un articolo pubblicato su Il Messaggero del 10.11.2010 a opera di Nino Cirillo, risulta che nel solo 2008 il Governo italiano ha sborsato 1.230 milioni in certificati verdi, pagati grazie all'addizionale sulla bolletta, e che la metà di questa somma è stata spesa per rimborsare un "eccesso di offerta". E ancora, sempre nel solo 2008 i sussidi erogati sono stati pari a 2,3 miliardi di euro.
Per concludere, ben vengano gli impianti di produzione di energia da fonti alternative, ma la cui realizzazione ricada all'interno di validi piani energetici nazionali, regionali e provinciali, che individuino le reali esigenze elettriche nazionali e le previsioni di consumo future; realizzino una mappa delle produzioni e dei consumi affinché le fonti di produzione siano dislocate quanto più possibile vicine a quelle utilizzo; prevedano un intervento serio di razionalizzazione dei consumi e un piano di razionalizzazione delle rete elettrica nazionale, per evitare perdite nel trasporto elettrico e disfunzioni o black out come quello del 2007; ricorrano alla differenziazione della produzione elettrica attraverso fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico e biomasse; agevolino la microproduzione in loco e la costruzione di reti intelligenti per la loro gestione a livello cittadino; incentivino l'efficienza energetica negli edifici, nelle industrie e nei trasporti; avviino la graduale sostituzione delle centrali a combustibile fossile con quelle a energia alternativa.
Ricordiamo che in Sardegna ci sono tre centrali termoelettriche e per nessuna è previsto un ridimensionamento o sostituzione: Macchiareddu che grazie alla voce "derivati" sfrutta gli incentivi per bruciare scarti di lavorazione del petrolio per cui dovrebbe pagare ingenti costi di smaltimento, Portovesme, per la quale da oltre un decennio si sta portando avanti un progetto di potenziamento dell'impianto per bruciare il carbone sardo e Portotorres. L'eolico in Sardegna può rappresentare una fonte di risanamento e rilancio economico oltreché sociale, in quanto i benefici economici derivanti dalla produzione energetica possono essere reinvestiti per favorire il recupero delle attività economiche tradizionali, il finanziamento delle scuole e della ricerca, il recupero ambientale del territorio.
Il vento, come il sole, l'acqua e l'aria non possono essere oggetto di speculazione privata. La gestione delle risorse va regolamentata e, soprattutto, va fatta secondo una logica di sfruttamento razionale e rispetto ambientale. L'evoluzione tecnologica e la crescita economica devono servire ad alleggerire il carico di lavoro a favore di una maggiore disponibilità di tempo libero per l'individuo e le sue attività sociali. La qualità della vita intesa come tempo libero da dedicare a se stessi e agli altri, le garanzie sociali rappresentate dai diritti al lavoro, alla sanità, all'istruzione e alla cultura, il senso civico e la coesione sociale devono rappresentare le nostre priorità.
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domenica 29 maggio 2011
Orologio "Eole"
L'eolico viene impiegato per far funzionare l'originale orologio Eole. Si tratta di un orologio innovativo e molto particolare, in grado di sfruttare tutte le opportunità offerte dall'energia pulita, la quale, non causando inquinamento, può essere utilizzata per promuovere un adeguato sviluppo sostenibile. Le ecoenergie, in particolare l'energia solare e l'energia eolica , rappresentano dei punti di riferimento, sui quali contare per promuovere la sostenibilità ambientale in vista di un mondo più vivibile. E quindi perché dire no ad un orologio ecosostenibile?
Eole non necessita di batterie per funzionare. Per attivare il meccanismo, non dobbiamo fare altro che soffiare sul quadrante e immediatamente ci verrà mostrata l'ora esatta. In pratica dobbiamo generare energia eolica mediante il nostro soffio e l'orologio, che apparentemente sembra spento, si attiverà. Facile no? E, se vogliamo, anche un'idea piuttosto simpatica da tenere in considerazione da parte di coloro che vogliono dare un concreto contributo alla salvaguardia dell'ambiente, partendo dai piccoli comportamenti ecosostenibili della vita quotidiana.
Si tratta di piccole definizioni e regole per vivere a impatto zero. L'orologio ecologico si avvale di un'elica che lo circonda ed è in grado di mettere in moto un meccanismo che ci fa visualizzare, oltre all'ora, anche la data, la sveglia e il meteo.
L'energia eolica è una fonte di elettricità super-ecologica, ma, come ci mostra questo orologio a basso impatto ambientale , diventa anche il punto di partenza per piccoli dispositivi molto utili. Le nuove stime di crescita dell'energia eolica per il 2011 indicano un andamento che fa ben sperare in termini di impatto ambientale ridotto.
Da: http://www.ecoo.it/video/
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Il Micro idroelettrico
La generazione di energia elettrica mediante impianti idroelettrici rimane, molti decenni dopo la sua introduzione, uno dei capisaldi dell'energia rinnovabile.
E se un grande impianto alpino può alimentare un'intera regione, una turbina, un motore elettromagnetico e una caduta d'acqua sono sufficienti ad alimentare una piccola comunità.
La natura del motore elettromagnetico in questione è ampiamente discutibile – se è vero che molte aziende offrono motori a immersione sviluppati ad hoc, è anche vero che in condizioni di emergenza è possibile arrangiarsi e comunque ottenere risultati apprezzabili: un motore di lavatrice, opportunamente dotato di un'elica fissata al piantone, e sistemato sopra ad una condotta di acqua, può produrre fino a 3 kilowatt – sufficienti per alimentare una abitazione in occidente, o un piccolo centro abitato in un paese in via di sviluppo (dove sarebbe sufficiente a fornire luce elettrica ed energia per un paio di macchine da officina).
Allo stato attuale, impianti micro-idroelettrici sviluppati con materiali di recupero e un abbondante impiego di bricolage rappresentano la fonte principale di energia elettrica in Sri-Lanka e in Sud-Est Asiatico, in vaste aree nella catena del Himalaya e lungo la cordigliera Andina, e nella Cina rurale (dove il numero effettivo di impianti è risultato finora impossibile da censire).
Con una vecchia lavatrice, il cambio di una bicicletta e pochi metri di tubazioni e cavi elettrici, è possibile trasformare radicalmente l'economia di un villaggio, modificare (in meglio) la vita di una mezza dozzina di nuclei familiari – un'idea che negli anni passati è stata sfruttata ampiamente, e inaspettatamente, dalle forze armate americane di stanza in Afghanistan.
Una piccola centrale micro-idro, messa in piedi in un weekend da un gruppo di genieri, è il classico "segno di buona volontà"nei confronti di piccoli insediamenti, e svolge una molteplicità di funzioni. Incidendo sull'economia della comunità, un piccolo impianto non solo migliora le condizioni generali di vita della popolazione, ma contribuisce a renderla indipendente da fonti esterne di sostentamento, spesso nell'area himalayana legate alla produzione di stupefacenti.
E la gestione della centrale, affidata a personale locale dopo un bre addestramento, comporta lo sviluppo di competenze spendibili.
Al valore solidamente propagandistico dell'operazione, che induibbiamente mira ad umanizzare le forze di occupazione e instaurare un rapporto di comunicazione con i locali, si associa un autentico cambiamento in positivo. Più difficoltosa – forse perché non supportata dalle forze armate americane – l'adozione di impianti micro-idroelettrici nei paesi industrializzati, dove le basse quantità di energia prodotta non sono sufficienti a sostenere gli elevatissimi consumi di un nucleo familiare.
Il micro-idroelettrico rimane una risorsa per situazioni particolari - l'outback australiano o le foreste di conifere del Canada – ma stenta a prendere piede anche in nazioni, come l'Italia, nelle quali l'elevata disponibilità di acqua corrente si associa al grande numero di piccoli insediamenti rurali o montani che potrebbero, con questo strumento, rendersi indipendenti dalla rete elettrica nazionale.
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giovedì 5 maggio 2011
La magia del signor Rossi
Storia dell'invenzione che promette di cambiare il mondo
In Grecia c'è chi è disposto a scommetterci 200 milioni di euro, negli Stati Uniti sarebbe già iniziata la produzione industriale, a novembre potrebbe già essere sul mercato. L'"Energy Catalyzer" inventato dall'Italiano Andrea Rossi è ancora un prototipo misterioso ma promette di diventare presto un caso internazionale o addirittura una rivoluzione del nostro modo di vivere e di produrre energia. L'"E-Cat" è infatti una piccola "macchina" che sembra trasformare pochi (ed economici) ingredienti in abbondanti chilowattora: bastano pochi grammi di polvere di nickel, una quantità minima di idrogeno ad alta pressione e -- una volta acceso -- il piccolo reattore sembra in grado di produrre energia per mesi e mesi. Il suo inventore non ha ancora rivelato i segreti del processo -- l'E-Cat è ancora in attesa di brevetto -- ma numerosi test negli ultimi mesi hanno confermato che l'energia misurata non può essere il frutto di alcun processo chimico. "Per esclusione deve trattarsi di un processo di tipo nucleare", hanno scritto due autorevoli fisici svedesi che hanno assistito a uno dei test. "Se davvero funziona vale il Nobel", dice a Rainews il Presidente del Comitato energia della Reale Accademia di Svezia Sven Kullander.
Ma nessuno -- neanche il suo inventore -- è ancora in grado di proporre una teoria scientificamente sostenibile su che cosa accada realmente nella camera di reazione dell'E-Cat.
Una bufala? Un'allucinazione collettiva? Oppure un'innovazione radicale?
L'inviato di Rainews Angelo Saso ha raccolto le voci dei protagonisti e degli esperti per svelare i retroscena di questa invenzione "che promette di cambiare il mondo".
domenica 10 aprile 2011
Il solare flessibile: specchi parabolici più piccoli, turbine a temperature minori e impianti ibridi - Il Sole 24 ORE
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sabato 2 aprile 2011
“Conosco quei reattori, si rischia la catastrofe” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
Vergogna a tutti gli scenziati che vogliono lucrare sopra questa tecnologia.... A Fukuscima si rischia la catastrofe!!!
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/31/%E2%80%9Cconosco-quei-reattori-si-rischia-la-catastrofe%E2%80%9D/101198/
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martedì 29 marzo 2011
mercoledì 16 marzo 2011
Dall'Unità x l'Unità
16 marzo 2011
Sottoscrivo!!!
Garibaldino x sempre
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lunedì 14 marzo 2011
No al nucleare
Centrale nucleare nell’isola, sale l’allarme
Si riaccende la discussione in vista del referendum del 15 maggio: dai politici coro di no
CAGLIARI. L’incubo nucleare dopo il gigantesco terremoto in Giappone ha riaperto il tutto il mondo lo scontro politico sulla sicurezza. In Sardegna, più volte indicata come sito ideale proprio perché terra non sismica, la tragedia di questi giorni ha riacceso non solo i sentimenti di solidarietà per le popolazioni che ora rischiano spaventose contaminazioni, ma ha rialimentato anche la preoccupazione per la possibile installazione di una centrale.
Nell’isola si voterà il 15 maggio per il referendum regionale anti-nucleare. Sarà una consultazione non vincolante né per lo Stato né per la Regione, ma, dopo quanto accaduto su un’isola dall’altra parte del mondo, è facile prevedere che l’affluenza alle urne sarà da record. La giunta di Ugo Cappellacci ha deciso che il referendum sarà accorpato alle elezioni amministrative che interessano 97 Comuni e quasi 500 mila elettori. Lo ha deciso sia per risparmiare 12 milioni di euro con l’abbinamento, sia per dare più possibilità alla riuscita del referendum, altrimenti a rischio quorum. Quando erano circolate le prime indiscrezioni sulla scelta della Sardegna per una centrale, Cappellacci aveva preannunciato la sua netta opposizione: «Dovranno passare sul mio corpo». La vittoria della linea anti-nucleare al referendum gli darebbe la forza di dire «no» a un’eventuale decisione del governo Berlusconi di localizzare nell’isola quello che l’isola ha detto a gran voce di rifiutare.
Il promotore della consultazione popolare, Bustianu Cumpostu, leader di Natzione e a capo del comitato referendario che conta la bellezza di quattromila e cinquecento persone, è sicuro che «ci ritenteranno». «Certo - spiega da Mamoiada, dove ieri pomeriggio è stato impegnato in una delle tante iniziative pubbliche per convincere i sardi ad andare a votare il 15 maggio - ora tireranno fuori questa storia della sismicità e chideranno ai sardi un sacrificio per la patria italiana, come sul Carso. Ma stavolta posso dire che non passeranno, perché il clima che sto registrando dappertutto è di un’opposizione netta. E poi i sardi hanno capito che per la prima volta hanno la possibilità di decidere del loro futuro».
Contro il nucleare in Sardegna è anche il coordinatore del Pdl, Mariano Delogu. «E’ possibile che a qualcuno possa venire l’idea - afferma - di pensare all’isola perché non è sismica, ma non credo che possano poi usare questo ragionamento. Sarebbe come dirci: siccome è molto pericoloso lo rifiliamo a voi». Delogu conferma che al referendum «il Pdl dirà di votare contro il il nucleare, del resto la linea dell’accorpamento tra referendum ed elezioni amministrative è stata decisa dalla giunta non solo per ragioni di risparmio finanziario».
Il deputato del Pd Paolo Fadda domani nella commissione Industria di Montecitorio, della quale è segretario, esaminerà proprio il decreto legislativo sulla localizzazione dei siti nucleari. «Come forza politica - dice - siamo già mobilitati sul referendum sardo, ma lo sforzo che bisogna compiere è quello di guardare all’Europa: è lì che vanno preso le decisioni, non è materia su cui ciascuno può decidere in casa propria, perché i rischi varcano i confini nazionali». La Corte costituzionale ha sancito che il parere delle Regioni non è vincolante per il governo, ma domani Fadda proporrà due cose: una che il parere sia dato non dalle giunte ma dai Consigli regionali, l’altro che la decisione finale debba essere presa «almeno dal 75 per cento del Parlamento, perché sul nucleare non possono esserci scelte di maggioranza». In ogni caso «mi auguro che per la Sardegna si rispetti la volontà del popolo». Su una cosa Fadda dice di essere ottimista: «Secondo alcuni calcoli sarebbe stato accertato che una centrale nucleare in Sardegna non sarebbe conveniente perché i costi di trasporto dell’energia sarebbero eccessivi».
Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mario Bruno, assicura che il partito sosterrà il referendum: «La Maddalena, Quirra, l’inquinamento industriale per mancanza di sistemi di sicurezza, insomma la Sardegna ha dato fin troppo. Il nucleare sarebbe la pietra tombale dello sviluppo».
lunedì 7 marzo 2011
Peccei Lecture 2011: Blue Economy. La nuova economia che imita la natura
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sabato 5 marzo 2011
Overland 13: da Milano a Shanghai su auto robot elettriche con pannelli fotovoltaici
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Auto elettriche in crisi per mancanza di terre rare? Forse riciclando...
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venerdì 4 marzo 2011
Alternativo al nucleare!!!
Dalle rinnovabili 13 mld il fatturato e 140 mila occupati
La potenza totale di energia prodotta e' di oltre 30 gw
03 marzo, 18:16- SETTORE: Alla fine del 2010- secondo i dati forniti dal presidente del Gse (Gestore servizi energetici) il 15 febbraio 2011 - ''le prime stime'' parlano di una ''potenza totale installata delle energie rinnovabili in Italia'' che ha ''superato i 30 Gw (Gigawatt)''. Con un incremento per il fotovoltaico di oltre il 160% e di circa il 20% per l'eolico.
- FATTURATO: In due anni il fatturato del settore delle nuove rinnovabili - che esclude idroelettrico e geotermia - e' cresciuto di piu' del doppio passando dai 5 miliardi del 2008 agli oltre 13 miliardi del 2010 (8,6 nel 2009).
- IMPATTO SU BOLLETTA: L'impatto sulla bolletta e' dell'1,6%, equivalenti a 0,60 euro al mese (800 milioni di euro nel 2010). E secondo l'ultimo rapporto di Legambiente le rinnovabili sono presenti in 7.000 comuni su 8.000.
- OCCUPAZIONE: Tra il 2009 e il 2010 - in base alle stime di Nomisma energia - il campo delle fonti rinnovabili ha creato oltre 20.000 posti di lavoro. Attualmente il settore rinnovabili conta 120.000 occupati tra diretti e indotto (riparametrate su circa 44.000 famiglie). E potrebbero diventare circa 250.000 - secondo uno studio dell'universita' Bocconi - se l'Italia raggiungera' l'obiettivo del 17% di energia da fonti rinnovabili fissato dall'Ue al 2020.
- FOTOVOLTAICO: Ad oggi sono in funzione - secondo Asso energie future - pannelli fotovoltaici per oltre 3 Gw (Gigawatt) di potenza. Da qui a giugno si arrivera' a 4,7 Gw installati.
- EOLICO: Questo settore ha prodotto oltre 4.898 megawatt di energia con 294 impianti a fine 2009. - BIOMASSE: La conversione in energia degli scarti organici dell'agricoltura ha raggiunto la potenza complessiva cumulata di oltre 2.019 megawatt (419 impianti).
TAGLIO EMISSIONI: Il risparmio in termini di emissioni di CO2 (anidride carbonica), tenendo conto che per ogni chilowattora (Kwh) prodotto dal sistema fotovoltaico si evita l'emissione di 0,64 chilogrammi di CO2, e' di circa 22.080.000 di euro all'anno per lo Stato.
lunedì 21 febbraio 2011
Stintino Notizie » Archivio » Sit-in ai cancelli di E.On, cittadini contro l’inquinamento «Vogliamo efficaci opere di pulizia e bonifica»
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domenica 13 febbraio 2011
Quirra, mare pericoloso anche per i sub: "Hanno perso tutti i denti in pochi mesi" - Cronache dalla Sardegna - L'Unione Sarda
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sabato 5 febbraio 2011
Tweet da @inchiesta
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martedì 1 febbraio 2011
''Non è la Cunsky'': come insabbiare una nave in fondo al mare
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domenica 30 gennaio 2011
Camion con materiale radioattivo bloccato in Sardegna
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mercoledì 26 gennaio 2011
sabato 22 gennaio 2011
Sardegna, Isola di San Pietro avvelenata: la denuncia dei carlofortini preoccupati
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mercoledì 19 gennaio 2011
Olbia: tragedia sul traghetto, donna cade in acqua e muore - CronacaLive
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martedì 18 gennaio 2011
Le altre donne - Invece
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venerdì 14 gennaio 2011
Sversamento petrolio a Porto Torres, Procura apre inchiesta (gai)
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Moria di tortore a Faenza causata forse da un mix di virus e pesticidi
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giovedì 13 gennaio 2011
Porto Torres, catrame sulle spiagge E.On: "I danni sono molto contenuti"
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/209965
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martedì 11 gennaio 2011
Nucleare? meglio di no!!!
Mario Tozzi Vs Chicco Testa: l'intervista audio di Radio radio
pubblicato: martedì 11 gennaio 2011 da MarinaMario Tozzi geologo e ambientalista versus Chicco Testa presidente del Forum Nucleare italiano, ai microfoni di Radio Radio. Insomma, il conduttore Francesco Vergovich si è trovato a fronteggiare nuke contro un no nuke durante la trasmissione “Un giorno speciale”. I due, vale la pena ricordarlo, si incontrano a “distanza di sicurezza” dopo che circa un anno fa l’ex legambiente Testa aveva minacciato Tozzi con un “Ti spacco la faccia”.
Sul tavolo della discussione, manco a dirlo, i temi triti e ritriti dei nuclearisti: il sole non basta; il referendum non vincerà; le scorie non sono un problema; siamo un paese di conservatori; il petrolio finirà ma non si sa quando; la Germania ha prolungato la via delle sue centrali. Insomma la butta in caciara.
Godetevi l’audio di questo paladino dell’atomo e della sua spiegazione in coda a proposito delle scorie nucleari. Il problema è che qualcuno crede seriamente a Testa.
lunedì 10 gennaio 2011
I raggi del sole per convertire l’acqua di mare in potabile | L'Elettronica Open Source
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Il Polo si sposta troppo velocemente: aerei e uccelli in tilt


CORRISPONDENTE DA NEW YORK
L'aeroporto internazionale di Tampa ha chiuso una delle piste d'atterraggio per lo stesso motivo che potrebbe essere all'origine della morìa di pesci e uccelli che si è verificata in più parti del mondo: la massa magnetica al Polo Nord della Terra sta oscillando più rapidamente di quanto avviene di solito.
Lo scenario, fra fisica e fantascienza, richiama alla memoria la trama del romanzo «The Core» di Paul Preuss che nel 2003 il regista Jon Amiel portò sul grande schermo con l'omonimo titolo, raccontando la scelta del presidente degli Stati Uniti di fare esplodere degli ordigni nucleari nel magma terrestre per riattivare la rotazione terrestre misteriosamente bloccata. Non siamo certo a tali scenari apocalittici ma le prime scene di quel film, con stormi di uccelli morti che cadevano dal cielo e aerei che precipitavano all'improvviso hanno a che vedere con gli stessi motivi che hanno spinto le autorità dell'aeroporto internazionale di Tampa in Florida a chiudere una delle principali piste d'atterraggio, spiegandone i motivi con dovizia di dettagli.
Il motivo, come hanno sottolineato i portavoce dello scalo, è che «il Polo Nord magnetico si è spostato dal Canada verso la Russia di circa 40 miglia» - 64,3 km - ad una velocità «più alta del solito» e di conseguenza devono essere ricalcolati circa cento pannelli e quaranta segnali che guidano gli aerei in fase di atterraggio. Se infatti il Polo Nord geografico è un punto convenzionale fisso stabilito sulle mappe, quello magnetico è in continuo spostamento fra il Canada e la Siberia e la sua posizione serve a orientare i piloti degli aerei proprio come una semplice bussola.
Per avere un'idea dello spostamento del Polo Nord magnetico basti tener presente che 700 mila anni fa era invertito con quello al Sud del Pianeta. L'umanità è comunque abituata a convivere con spostamenti minimi e di conseguenza «i piloti volano con l'aiuto delle bussole magnetiche e le piste di atterraggio sono disegnate lungo i punti di questa bussola», come ha spiegato uno dei portavoce dello scalo, sottolineando però «che il problema è che un punto ritenuto a 180 gradi si trova ora, diciamo, a 190 gradi».
L'idea che i piloti dei jet commerciali adoperino ancora bussole magnetiche nell'era del Gps via satellite può sembrare anomala ma in attesa di modifiche della strumentazione di bordo delle maggiori compagnie civili l'aeroporto non ha avuto alternativa che ordinare il blocco dell'uso di una pista. Anche le autorità dello scalo di Atlanta, in Georgia, stanno valutando una simile decisione per garantire la massima sicurezza ai passeggeri.
A conferma delle preoccupazioni di Tampa e Atlanta la «Federal Aviation Administration», che controlla il traffico aereo civile sugli Stati Uniti, ha avallato la necessità di ridisegnare «almeno una delle piste di atterraggio» in tempi stretti. Le notizie in arrivo da Florida e Georgia hanno spinto comunità scientifica ed esperti meteo a prendere in considerazione l'ipotesi che anche l'improvvisa morte di migliaia di uccelli e pesci in Brasile, Gran Bretagna, Italia, Svezia, Nuova Zelanda e Stati Uniti possa essere legata al brusco movimento del magnetismo terrestre.
Se il Polo Nord infatti si muove in fretta gli uccelli si confondono, perdono l'orientamento, cambiano i loro soliti comportamenti e seguono rotte insolite rischiando di urtare contro correnti d'aria sconosciute che ne possono causare la morte improvvisa. Lo stesso vale per i pesci, il cui orientamento errato può spingerli in acque troppo gelide per sopravvivere, causando la morte di branchi molto numerosi.
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sabato 8 gennaio 2011
Uova alla diossina, Fazio: guardate la provenienza
Allarme in Europa per le uova alla diossina, per ora i rischi riguardano soprattutto la Germania dove sono stati chiusi oltre 4 mila e 700 allevamenti, ma anche l' Olanda e il Regno Unito. In Italia il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha disposto in via cautelativa il controllo di latte, uova e carni suine importate. I livelli di diossina nei grassi animali erano 78 volte al di sopra del normale. L'azienda sapeva già dal marzo 2010 di questi valori abnormi.
L'Italia ha importato dalla Germania "una quantita' di uova limitate ma grazie all'etichettatura e' possibile rintracciarle guardando il marchio di produzione e provenienza".
Lo ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio in merito alla contaminazione di alcuni alimenti avvenuta in Germania. Il ministro ha rassicurato sul fatto che le uova italiane, che sono marchiate e tracciabili, "sono garanzia di sicurezza anche in Germania".
Quanto al latte, Fazio ha detto che e' stata inviata una lettera ai produttori italiani che importano latte dalla Germania ricordando di effettuare controlli per la diossina, mentre saranno effettuati test a campione da Nas e Regioni in tutta Italia. Il ministro ha infine detto che martedi' e mercoledi' a Bruxelles ci saranno riunioni tecniche sull'argomento.
La doppia produzione di oli industriali e acidi grassi destinati ai mangimi animali e' all'origine della contaminazione di diossina in uova, carne e latte in Germania.
Lo spiega all'ADNKRONOS SALUTE il ministro della Salute Ferruccio Fazio che questa mattina ha avuto precisazioni da Bruxelles sull'argomento. "La stessa azienda responsabile della contaminazione -dice Fazio- aveva contemporaneamente una produzione di oli industriali di scarto e di acidi grassi usati nei mangimi animali. Ha avuto l'opportunita' quindi di mescolare i due prodotti" dice il ministro convinto che "bisogna essere molto piu' severi in questo campo. Non si puo' permettere a chi produce pericolosi oli industriali di occuparsi anche di materie prime per l'alimentazione animale".
Non e' la prima volta infatti che questo problema si verifica. "Nel 1999 -ricorda Fazio- si e' verificata la stessa situazione in Belgio. E' la seconda volta, e' necessario quindi prendere provvedimenti". Fazio ha anche ricordato l'impegno dell'Italia per un'etichetta trasparente sui prodotti alimentari.
"Il nostro Paese ha votato contro la risoluzione proposta proprio dal Belgio e appoggiata dalla Germania per un'etichettatura non sufficientemente trasparente. Noi vogliamo che ci sia chiarezza in particolare sulla provenienza e sull'origine di tutti gli alimenti".
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giovedì 6 gennaio 2011
Balene, nuoni scontri in Antartico
Ecopirati di Sea Shepherd attaccano nave arpionatrice
06 gennaio, 10:22Fotovoltaico: nuova vernice solare permette miglior assorbimento della luce
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lunedì 3 gennaio 2011
Una risposta alla pioggia di Merli.....
http://www.meteogiornale.it/news-flash24ore
La classifica delle news ambientali del 2010
La classifica delle news ambientali del 2010, compilata per voi.
convenzione firmata nel 1992 è quello di tutelare la diversità biologica del pianeta, usare in modo sostenibile i suoi elementi, dividerne i benefici in modo giusto ed equo tra tutti gli esseri umani.
Domenica 21 novembre si è svolta la prima Giornata Nazionale dell’Albero, dal disegno di legge del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. In questa domenica sono state organizzate iniziative su tutto il territorio nazionale. Obiettivo: rimarcare l’importanza del patrimonio arboreo e boschivo del nostro Paese
Nella città messicana si sono incontrati i rappresentanti di circa 200 paesi per cercare un percorso comune nella lotta ai cambiamenti climatici e per tentare di accorciare le distanze tra Paesi ricchi e Paesi poveri. L'accordo finale ha definito solo gli obiettivi che l’intera comunità internazionale dovrà perseguire ma non i mezzi: soddisfazione a metà per questo esito, la palla rimbalza dunque alla prossima conferenza sul clima, prevista a Durban (Sudafrica), a fine 2011.
Pioggia di merli!
Esteri
ashington, 3 gen. (Adnkronos) - E' ancora mistero sulla 'pioggia di merli' che ha investito Beebe, una cittadina dell'Arkansas, la notte della vigilia di Capodanno. Almeno duemila merli dalle ali rosse sono caduti stecchiti dal cielo a partire dalle 23.30, precipitando nella strade, sui tetti e nei giardini.
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L'inatteso fenomeno ha scioccato i 5mila abitanti di Beebe, una cittadina che prende il nome dall'ingegnere che costrui' la ferrovia locale. La mattina di Capodanno e' stato riunito un consiglio comunale straordinario che si e' rivolto alle autorita' ambientali dell'Arkansas. Domenica sera tutti i merli erano stati raccolti da personale specializzato ed ora sara' l'autopsia di alcuni esemplari a chiarire il mistero. Secondo l'ornitologa Karen Rowe, che sta seguendo il caso, e' improbabile che i merli siano stati avvelenati dato che sembrano far parte di uno stesso stormo che e' caduto in volo. Si pensa che i volatili possano essere stati coinvolti da un fenomeno meterologico- come grandine ad alta quota o un fulmine- o colpiti da botti di Capodanno.
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sabato 1 gennaio 2011
Motore ad Acqua
NEW DELHI- L'industriale indiano Ratan Tata ha deciso di finanziare un prototipo di un'autovettura che va ad acqua, sfruttando un rivoluzionario catalizzatore in grado di separare ossigeno e idrogeno sviluppato dal Massachusetts Institute of Technology (Mit). Lo riferisce il quotidiano The Times of India, citando le dichiarazioni di uno scienziato indiano. In particolare, il presidente del colosso automobilistico partner di Fiat ha investito 15 milioni di dollari in una ''start up'' del professore Daniel Nocera, ricercatore del Mit, per realizzare un sistema che possa immagazzinare l'idrogeno in forma compressa e che si possa collocare in una vettura in modo sicuro. L'auto a emissioni zero e' sempre stato un desiderio di Tata, che in passato ha finanziato anche la ricerca per una vettura ad aria compressa.
''Il suo sogno e' quello di far funzionare le sue macchine con l'acqua, da qui l'interesse a finanziare progetti che possano garantirgli il controllo di tecnologie innovative'' ha detto C.N.R. Rao al quotidiano in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Internazionale della Chimica, proclamato dall'Onu per il 2011. L'indiana Tata, che produce la Nano, l'auto piu' economica del mondo, aveva acquistato nel 2008 la tecnologia per un motore ad aria compressa inventata dall'ingegnere francese Guy Negre. La produzione della ''air car'', battezzata MiniCat, ha tuttavia incontrato difficolta' tecniche, oltre che costi eccessivi, che hanno fatto fallire il progetto.
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