domenica 29 maggio 2011
Orologio "Eole"
L'eolico viene impiegato per far funzionare l'originale orologio Eole. Si tratta di un orologio innovativo e molto particolare, in grado di sfruttare tutte le opportunità offerte dall'energia pulita, la quale, non causando inquinamento, può essere utilizzata per promuovere un adeguato sviluppo sostenibile. Le ecoenergie, in particolare l'energia solare e l'energia eolica , rappresentano dei punti di riferimento, sui quali contare per promuovere la sostenibilità ambientale in vista di un mondo più vivibile. E quindi perché dire no ad un orologio ecosostenibile?
Eole non necessita di batterie per funzionare. Per attivare il meccanismo, non dobbiamo fare altro che soffiare sul quadrante e immediatamente ci verrà mostrata l'ora esatta. In pratica dobbiamo generare energia eolica mediante il nostro soffio e l'orologio, che apparentemente sembra spento, si attiverà. Facile no? E, se vogliamo, anche un'idea piuttosto simpatica da tenere in considerazione da parte di coloro che vogliono dare un concreto contributo alla salvaguardia dell'ambiente, partendo dai piccoli comportamenti ecosostenibili della vita quotidiana.
Si tratta di piccole definizioni e regole per vivere a impatto zero. L'orologio ecologico si avvale di un'elica che lo circonda ed è in grado di mettere in moto un meccanismo che ci fa visualizzare, oltre all'ora, anche la data, la sveglia e il meteo.
L'energia eolica è una fonte di elettricità super-ecologica, ma, come ci mostra questo orologio a basso impatto ambientale , diventa anche il punto di partenza per piccoli dispositivi molto utili. Le nuove stime di crescita dell'energia eolica per il 2011 indicano un andamento che fa ben sperare in termini di impatto ambientale ridotto.
Da: http://www.ecoo.it/video/
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Il Micro idroelettrico
La generazione di energia elettrica mediante impianti idroelettrici rimane, molti decenni dopo la sua introduzione, uno dei capisaldi dell'energia rinnovabile.
E se un grande impianto alpino può alimentare un'intera regione, una turbina, un motore elettromagnetico e una caduta d'acqua sono sufficienti ad alimentare una piccola comunità.
La natura del motore elettromagnetico in questione è ampiamente discutibile – se è vero che molte aziende offrono motori a immersione sviluppati ad hoc, è anche vero che in condizioni di emergenza è possibile arrangiarsi e comunque ottenere risultati apprezzabili: un motore di lavatrice, opportunamente dotato di un'elica fissata al piantone, e sistemato sopra ad una condotta di acqua, può produrre fino a 3 kilowatt – sufficienti per alimentare una abitazione in occidente, o un piccolo centro abitato in un paese in via di sviluppo (dove sarebbe sufficiente a fornire luce elettrica ed energia per un paio di macchine da officina).
Allo stato attuale, impianti micro-idroelettrici sviluppati con materiali di recupero e un abbondante impiego di bricolage rappresentano la fonte principale di energia elettrica in Sri-Lanka e in Sud-Est Asiatico, in vaste aree nella catena del Himalaya e lungo la cordigliera Andina, e nella Cina rurale (dove il numero effettivo di impianti è risultato finora impossibile da censire).
Con una vecchia lavatrice, il cambio di una bicicletta e pochi metri di tubazioni e cavi elettrici, è possibile trasformare radicalmente l'economia di un villaggio, modificare (in meglio) la vita di una mezza dozzina di nuclei familiari – un'idea che negli anni passati è stata sfruttata ampiamente, e inaspettatamente, dalle forze armate americane di stanza in Afghanistan.
Una piccola centrale micro-idro, messa in piedi in un weekend da un gruppo di genieri, è il classico "segno di buona volontà"nei confronti di piccoli insediamenti, e svolge una molteplicità di funzioni. Incidendo sull'economia della comunità, un piccolo impianto non solo migliora le condizioni generali di vita della popolazione, ma contribuisce a renderla indipendente da fonti esterne di sostentamento, spesso nell'area himalayana legate alla produzione di stupefacenti.
E la gestione della centrale, affidata a personale locale dopo un bre addestramento, comporta lo sviluppo di competenze spendibili.
Al valore solidamente propagandistico dell'operazione, che induibbiamente mira ad umanizzare le forze di occupazione e instaurare un rapporto di comunicazione con i locali, si associa un autentico cambiamento in positivo. Più difficoltosa – forse perché non supportata dalle forze armate americane – l'adozione di impianti micro-idroelettrici nei paesi industrializzati, dove le basse quantità di energia prodotta non sono sufficienti a sostenere gli elevatissimi consumi di un nucleo familiare.
Il micro-idroelettrico rimane una risorsa per situazioni particolari - l'outback australiano o le foreste di conifere del Canada – ma stenta a prendere piede anche in nazioni, come l'Italia, nelle quali l'elevata disponibilità di acqua corrente si associa al grande numero di piccoli insediamenti rurali o montani che potrebbero, con questo strumento, rendersi indipendenti dalla rete elettrica nazionale.
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giovedì 5 maggio 2011
La magia del signor Rossi
Storia dell'invenzione che promette di cambiare il mondo
In Grecia c'è chi è disposto a scommetterci 200 milioni di euro, negli Stati Uniti sarebbe già iniziata la produzione industriale, a novembre potrebbe già essere sul mercato. L'"Energy Catalyzer" inventato dall'Italiano Andrea Rossi è ancora un prototipo misterioso ma promette di diventare presto un caso internazionale o addirittura una rivoluzione del nostro modo di vivere e di produrre energia. L'"E-Cat" è infatti una piccola "macchina" che sembra trasformare pochi (ed economici) ingredienti in abbondanti chilowattora: bastano pochi grammi di polvere di nickel, una quantità minima di idrogeno ad alta pressione e -- una volta acceso -- il piccolo reattore sembra in grado di produrre energia per mesi e mesi. Il suo inventore non ha ancora rivelato i segreti del processo -- l'E-Cat è ancora in attesa di brevetto -- ma numerosi test negli ultimi mesi hanno confermato che l'energia misurata non può essere il frutto di alcun processo chimico. "Per esclusione deve trattarsi di un processo di tipo nucleare", hanno scritto due autorevoli fisici svedesi che hanno assistito a uno dei test. "Se davvero funziona vale il Nobel", dice a Rainews il Presidente del Comitato energia della Reale Accademia di Svezia Sven Kullander.
Ma nessuno -- neanche il suo inventore -- è ancora in grado di proporre una teoria scientificamente sostenibile su che cosa accada realmente nella camera di reazione dell'E-Cat.
Una bufala? Un'allucinazione collettiva? Oppure un'innovazione radicale?
L'inviato di Rainews Angelo Saso ha raccolto le voci dei protagonisti e degli esperti per svelare i retroscena di questa invenzione "che promette di cambiare il mondo".