Centrale nucleare nell’isola, sale l’allarme
Si riaccende la discussione in vista del referendum del 15 maggio: dai politici coro di no
CAGLIARI. L’incubo nucleare dopo il gigantesco terremoto in Giappone ha riaperto il tutto il mondo lo scontro politico sulla sicurezza. In Sardegna, più volte indicata come sito ideale proprio perché terra non sismica, la tragedia di questi giorni ha riacceso non solo i sentimenti di solidarietà per le popolazioni che ora rischiano spaventose contaminazioni, ma ha rialimentato anche la preoccupazione per la possibile installazione di una centrale.
Nell’isola si voterà il 15 maggio per il referendum regionale anti-nucleare. Sarà una consultazione non vincolante né per lo Stato né per la Regione, ma, dopo quanto accaduto su un’isola dall’altra parte del mondo, è facile prevedere che l’affluenza alle urne sarà da record. La giunta di Ugo Cappellacci ha deciso che il referendum sarà accorpato alle elezioni amministrative che interessano 97 Comuni e quasi 500 mila elettori. Lo ha deciso sia per risparmiare 12 milioni di euro con l’abbinamento, sia per dare più possibilità alla riuscita del referendum, altrimenti a rischio quorum. Quando erano circolate le prime indiscrezioni sulla scelta della Sardegna per una centrale, Cappellacci aveva preannunciato la sua netta opposizione: «Dovranno passare sul mio corpo». La vittoria della linea anti-nucleare al referendum gli darebbe la forza di dire «no» a un’eventuale decisione del governo Berlusconi di localizzare nell’isola quello che l’isola ha detto a gran voce di rifiutare.
Il promotore della consultazione popolare, Bustianu Cumpostu, leader di Natzione e a capo del comitato referendario che conta la bellezza di quattromila e cinquecento persone, è sicuro che «ci ritenteranno». «Certo - spiega da Mamoiada, dove ieri pomeriggio è stato impegnato in una delle tante iniziative pubbliche per convincere i sardi ad andare a votare il 15 maggio - ora tireranno fuori questa storia della sismicità e chideranno ai sardi un sacrificio per la patria italiana, come sul Carso. Ma stavolta posso dire che non passeranno, perché il clima che sto registrando dappertutto è di un’opposizione netta. E poi i sardi hanno capito che per la prima volta hanno la possibilità di decidere del loro futuro».
Contro il nucleare in Sardegna è anche il coordinatore del Pdl, Mariano Delogu. «E’ possibile che a qualcuno possa venire l’idea - afferma - di pensare all’isola perché non è sismica, ma non credo che possano poi usare questo ragionamento. Sarebbe come dirci: siccome è molto pericoloso lo rifiliamo a voi». Delogu conferma che al referendum «il Pdl dirà di votare contro il il nucleare, del resto la linea dell’accorpamento tra referendum ed elezioni amministrative è stata decisa dalla giunta non solo per ragioni di risparmio finanziario».
Il deputato del Pd Paolo Fadda domani nella commissione Industria di Montecitorio, della quale è segretario, esaminerà proprio il decreto legislativo sulla localizzazione dei siti nucleari. «Come forza politica - dice - siamo già mobilitati sul referendum sardo, ma lo sforzo che bisogna compiere è quello di guardare all’Europa: è lì che vanno preso le decisioni, non è materia su cui ciascuno può decidere in casa propria, perché i rischi varcano i confini nazionali». La Corte costituzionale ha sancito che il parere delle Regioni non è vincolante per il governo, ma domani Fadda proporrà due cose: una che il parere sia dato non dalle giunte ma dai Consigli regionali, l’altro che la decisione finale debba essere presa «almeno dal 75 per cento del Parlamento, perché sul nucleare non possono esserci scelte di maggioranza». In ogni caso «mi auguro che per la Sardegna si rispetti la volontà del popolo». Su una cosa Fadda dice di essere ottimista: «Secondo alcuni calcoli sarebbe stato accertato che una centrale nucleare in Sardegna non sarebbe conveniente perché i costi di trasporto dell’energia sarebbero eccessivi».
Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mario Bruno, assicura che il partito sosterrà il referendum: «La Maddalena, Quirra, l’inquinamento industriale per mancanza di sistemi di sicurezza, insomma la Sardegna ha dato fin troppo. Il nucleare sarebbe la pietra tombale dello sviluppo».
Nessun commento:
Posta un commento